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Pubblicato da Alef in Alef · 7/1/2015 18:26:00
Tags: Blog
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2 commenti
ettore bonalberti
2015-01-09 07:52:34
Malessere diffuso e atti di guerra

Da tempo denunciamo una situazione di anomia, espressione di un malessere sociale diffuso a livello internazionale, dove prevale il turbo capitalismo finanziario; europeo, per la crisi di una struttura istituzionale costruita malamente e vittima di regolamenti comunitari illegittimi, ahimè sin qui non sottoposti agli indispensabili correttivi, e in Italia, in particolare, per i dati inquietanti di ciò che sociologicamente indichiamo come il disagio sociale.

Se a tutto questo si aggiunge quanto accaduto ieri a Parigi con l’attacco di un gruppo organizzato di estremisti islamici alla redazione del giornale satirico “Charlie Hebdot” con la tragica scia dei 12 morti, un autentico atto di guerra contro le libertà occidentali, la situazione assume tinte assai fosche.

Alla vigilia delle prossime elezioni in Grecia, squassata da una crisi economico sociale al limite della tenuta di sistema, a quella delle prossime elezioni presidenziali francesi, annunciate dalle fantasiose ipotesi del libro dello scrittore francese Michel Houellebecq di una deriva islamica della Francia nel 2022 e dalla programmata imminente giornata di protesta anti islamica a Parigi, considerando anche ciò che sta covando in seno alla società tedesca con i movimenti nazionalistici e anti immigratori in rapida ascesa, il quadro complessivo di ciò che accade e può succedere in Europa desta molte e fondate preoccupazioni.

Siamo in presenza di un’Europa vecchia, stanca e sfiduciata, con tassi di natalità incapaci di garantire il ricambio generazionale, sottoposta all’onda d’urto irrefrenabile di milioni di giovani, affamati, prolifici, provenienti dall’Africa e dall’estremo oriente, con tassi di immigrazione dalle complicate situazioni di integrazione sociale, come quelle che si stanno sperimentando in Francia, Gran Bretagna, Svezia e nella stessa Germania.

Ricorderemo alcuni dati tratti da un’indagine del dr Netri evidenziati nel sito di Ticino on line (www.tio.ch): in Europa ci sono circa 20 milioni di musulmani, contando anche i milioni di musulmani nativi dei Balcani. Le maggiori concentrazioni sono in Francia 5 milioni, in Germania 4 milioni e in Gran Bretagna 2 milioni.
In Inghilterra predominano i pakistani e i bengalesi; in Francia, Belgio e Spagna sono più numerosi gli arabi; in Germania i turchi; ma in tutti i paesi europei, l'islam è fondamentalmente un miscuglio di persone provenienti da tutto il mondo musulmano.
La forte concentrazione di queste popolazioni potrebbe finire per moltiplicare la loro influenza. Oggi a Londra vivono 1 milione di musulmani, ossia un ottavo della popolazione.
Ad Amsterdam, i musulmani costituiscono più di un terzo dei credenti, superando i cattolici nonché tutte le varie confessioni protestanti messe insieme.
I musulmani dominano o mirano a dominare alcune importanti città europee, tra cui, per esempio, Amsterdam e Rotterdam in Olanda; Strasburgo e Marsiglia (e molti sobborghi parigini) in Francia; Duisburg, Colonia e i quartieri berlinesi di Kreuzberg e Neukölln in Germania; Blackburn, Bradford, Dewsbury, Leicester, East London e la periferia di Manchester in Inghilterra.
Questi luoghi, dato che l'immigrazione non si ferma e il potere elettorale e la consapevolezza politica dei musulmani aumentano, hanno un carattere sempre più marcatamente musulmano.


E la difficile integrazione, non riducibile all’auspicato e ragionevole meticciato culturale, dovrebbe avvenire in un’Europa sempre più laicista, atea, che vive senza drammi la chiusura di migliaia di chiese, soprattutto cattoliche e protestanti, con punte elevatissime in Danimarca, Inghilterra, Olanda; un’Europa che, con la strage di Parigi, è sottoposta a questo autentico atto di guerra foriero di altre possibili manifestazioni di analoga violenza.

Per le nostre generazioni nate all’indomani della seconda guerra mondiale, cresciute nella costanza di decenni di pace, disancorate progressivamente dai valori fondanti dell’etica, nella nuova società della globalizzazione caratterizzata dal prevalere del pensiero nichilista e del relativismo morale, si tratta di sperimentare una fase totalmente nuova e diversa, lontanissima dai parametri ideologici su cui avevamo costruito le nostre certezze e le nostre speranze. Una situazione tanto più grave considerata la circostanza del permanere delle guerre in atto tra Siria, Irak, Libia e in molte altre parti del continente africano e all’interno della stessa Europa, dove continua l’irrisolto conflitto russo.-ucraino, con flebili indicazioni e risposte da parte dell’impotente e divaricata politica europea.

A tutto ciò va aggiunto il quadro sociale della realtà italiana, più volte descritto euristicamente in quella che ho definito la teoria dei quattro stati (la casta; i diversamente tutelati; il terzo stato produttivo; il quarto non Stato) che dagli ultimi dati statistici è così caratterizzata:
secondo i dati del Centro studi di Unimpresa, nel complesso l’area del disagio sociale tocca 9,21 milioni di persone nel terzo trimestre 2014 e ai 3 milioni di disoccupati, Unimpresa aggiunge i lavoratori con contratti a tempo determinato, sia part time (677 mila) che a tempo pieno (1,74 milioni), poi i lavoratori autonomi part time (813 mila) i collaboratori ( 375 mila) e quelli con contratti a tempo indeterminato part time ( 2,5 milioni). Sono circa 6,2 milioni di persone con incerte prospettive di futuro per il proprio lavoro.

Con un tasso di disoccupazione salito al 13,4 % contro l’11,5% dell’eurozona e al 10% dell’UE e con quello della fascia giovanile di età compresa tra i 15 e i 24 anni al 43,9 % (dati ISTAT) la situazione è giunta al limite della sostenibilità e dell’equilibrio sociale.

A Roma, intanto, in Parlamento si discute di Italicum e di riforma del Senato, mentre la voce di noi popolari è sempre più indistinta, flebile e colpevolmente divisa.

Non è iniziato sotto i migliori auspici questo nuovo anno e servirebbe un forte riscatto delle coscienze e la messa in campo delle migliori energie morali, culturali e politiche.

Un impegno al quale vorremmo fornire ancora una volta il nostro modesto contributo.

Ettore Bonalberti
www.insiemeweb.net
www.don-chisciotte.net
www.alefpopolaritaliani.eu
Venezia, 8 Gennaio 2014


Antonino Giannone
2015-01-09 07:53:53
In nome di Allah e' lecito uccidere chi fa satira e critica Maometto o il Corano?



La gente comune viene sempre più orientata e attratta dal relativismo che sta erodendo i principi basilari della democrazia dei popoli:
-rispetto della dignità umana,
-libertà di espressione,
-libertà religiosa
-libertà di educazione.
Si vuole fare credere che tutte le religioni sono uguali e che in fondo in nome di Allah, se deriso o criticato, si può uccidere il prossimo come nella strage di Parigi e negli anni scorsi in altri Paesi europei; in nome dell'Islam si può pretendere da parte dei mussulmani che vengono a vivere in un Paese occidentale che siano applicate le loro leggi islamiche che consentono poligamia, eutanasia, matrimoni con bambine, che il Crocifisso sia tolto dalle scuole ecc. Un grande alleato a questa "filosofia di vita" e' il finanziar- capitalismo, che utilizza miliardi di petro dollari arabi, buoni a finanziare anche il terrorismo alla luce del sole ovvero dei movimenti bancari, e che ha sottomesso la politica nei paesi occidentali che sono sempre più governati con la p minuscola!!!
Oriana Fallaci, grande scrittrice e bella persona, aveva preannunciato tutto con il termine Eurabia, termine anticipato nel 1976 dal Presidente algerino Boumedienne nel suo famoso discorso alle Nazioni Unite. I libri della Fallaci attestano i fatti di oggi e forse dei prossimi anni; allora la Sinistra con i suoi politici e intellettuali la condannarono e lo fecero anche ai suoi funerali a Firenze nel settembre del 2006. In quella circostanza soltanto Zeffirelli la lodo' pubblicamente e si privo' del suo "Fiorino d'oro": (massima onorificenza del Comune di Firenze che lo aveva negato alla Fallaci) e lo dono', con tre rose, alla sua grande amica Oriana. A Lei rivolgiamo da cristiani una preghiera perché Lei stia per sempre nella grande visione beatifica di Dio.
Antonino Giannone
Vice Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)

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